EVENTI DEL CLUB

Giovedì 08/04/2021: “DO.MIN.A. dare voce alla violenza silente”

Interclub area estense: serata organizzata dal Rotary Club di Cento

Il presidente Michele Montanari, ha salutato i moltissimi presenti, (sono stati superati i 70 collegamenti!) ed ha dato la parola ai presidenti dei molti club presenti ed all’assistente del Governatore, Michele Poccianti, per uno scambio di saluti. Ha preso poi la parola il Comandante della Polizia Locale di Cento Fabrizio Balderi che ha brevemente introdotto il significato di DO.MIN.A. che è l’acronimo di Donne Minori ed Animali, che sono i soggetti più deboli vittime di violenze.

Il progetto è nato nel 2018 all’interno del nucleo della Polizia Locale di Cento e per la sua importanza è stato patrocinato e finanziato dalla Regione.

Il Comandante ha poi voluto passare subito la parola alle due persone protagoniste della nascita e dello sviluppo del Progetto: l’assistente capo Michela Bosi e l’ispettore superiore Massimo Perrone.

Ha preso per prima la parola Michela Bosi.

Ha iniziato il suo brillante intervento ricordando gli inizi del progetto, prima del quale la modalità operativa della Polizia si svolgeva a “compartimenti stagni”; ogni agente si occupava di un singolo problema di violenza su donne, su minori o su animali, ma senza coordinamento, interscambio e condivisione.

Poco alla volta è emerso che occorreva fare un passo ulteriore; la violenza è violenza! Normalmente non si limita sull’animale, ma la violenza comunemente si compie anche sugli altri conviventi della famiglia.

Do.min.a. ha voluto prestare attenzione ai soggetti più vulnerabili donne, minori ed animali, che seppure così diversi, hanno molto in comune: la prima cosa è la non comunicazione. Da qui anche il titolo: dare voce alla violenza silente.

E’ naturale che gli animali non parlino, anche se comunicano coi comportamenti interpretabili, ma anche le donne fanno fatica a parlare, spesso non si sentono nemmeno di essere delle vittime, oppure non hanno il coraggio di parlare, la violenza le blocca. Lo stesso vale per i minori.  Un altro aspetto da considerare è che normalmente queste violenze avvengono all’interno della famiglia e le forze di polizia hanno difficoltà ad entrare nelle case senza un mandato.

La violenza oltre che silente è spesso oscura, proprio perché nascosta fra le mura domestiche. Il progetto Do.Min.A. si sviluppa su 3 C: Conoscenza, Consapevolezza, Collaborazione. 

Per contrastare una violenza bisogna prima di tutto venirne a conoscenza.

Un occhio ulteriore che può portare alla conoscenza sono altre due iniziative coinvolte nel progetto: “volontariato alleato” e “vicinato allargato”. Sono collaborazioni importanti che coinvolgono le associazioni di volontariato e servono anche alla prevenzione delle violenze.

Consapevolezza: come interagire e come operare in un contesto di violenza.

Questa è la parte più professionale, compito di personale formato.

Collaborazione: è la fase in cui occorre trovare una rete che fornisca il miglior supporto ed aiuto alla vittima, ad esempio per la messa in sicurezza.

E’ seguito l’intervento dell’ispettore superiore Massimo Perrone.

Agente di grande esperienza ha voluto puntualizzare alcuni particolari.

La violenza avviene spesso all’interno della famiglia, quello che dovrebbe essere il luogo più sicuro e protetto. Le donne hanno difficoltà a parlare ed a uscire dalla situazione di violenza in cui si trovano. I motivi sono vari.

La paura per sè e per gli altri membri della famiglia: i figli ed anche gli animali. Problemi economici: la difficoltà di mantenersi. Spesso le vittime non vengono credute; i vicini non si interessano, ognuno si fa gli affari suoi. Le donne spesso minimizzano, mentre i figli si adattano, avendo sempre vissuto in quell’ambiente.

Il maltrattante spesso è una persona ben inserita nella società e non sospettabile. La violenza all’interno della famiglia è trasversale, colpisce tutti: mogli, figli ed animali. La legge del “Codice Rosso” è stato uno strumento efficace, ma occorrono ancora passi avanti

C’è bisogno della collaborazione dei cittadini e degli operatori (avvocati, medici) per mettere in luce questa violenza spesso oscura, ma della quale si possono scorgere i segnali.

Finite le relazioni, sono fioccate le domande ed i complimenti ai due relatori.

Ci siamo resi conto di come sia superato lo stereotipo del “vigile” capace solo di fare le multe ai motorini, ma invece nella Polizia Locale abbiamo degli agenti professionali e preparati. Per fare un esempio la relatrice Michela Bosi è plurilaureata: in Lettere e Filosofia ed in Scienze Criminologiche!

Gli argomenti trattati e la chiarezza delle relazioni hanno coinvolto tutti e lo scambio di opinioni è proseguito a lungo, anche dopo la chiusura della riunione.  Primo Zannoni 

MERCOLEDI’ 31/03/2021: “Suor Laura Girotto ospite di un interclub parla del Tigr

Suor Laura Girotto ospite di un interclub parla del Tigray

 “La Missione salesiana di Adwa:

luce sulla tragedia della guerra”

A un certo punto ha perfino commosso. Lei, la “suora manager” autrice di “missioni impossibili”, capace di spostare le montagne, in grado di convincere i personaggi più duri e difficili, ha fatto capire come sia terribilmente complicata la vita - anzi, rimanere in vita -  ad Adwa, nel Tigray etiopico. 

Stiamo parlando di suor Laura Girotto, missionaria salesiana, rotariana onoraria, ospite l’altra sera di un interclub promosso dal Bologna Valle dell’Idice per raccogliere fondi (una tombola a distanza) a favore della missione di Adwa e del suo ospedale, un diamante che splende nella desolazione di un paese dove, a causa della guerra, di ospedali ne rimane in piedi un pugno soltanto; gli altri sono stati tutti distrutti e con loro migliaia di persone uccise, innumerevoli donne e – incredibile va vero – altrettante bambine stuprate. Adwa, nel nord della nazione etiope, al confine con i nemici di sempre eritrei, è al centro di un conflitto durissimo e la nostra missione – la missione che possiamo definire senza tema di smentite “rotariana” – ne subisce infinite conseguenze. Suor Laura freme perché non può essere là in quanto reduce da un paio di interventi chirurgici e anche a seguito delle restrizioni dovute al covid, ma ovviamente è informatissima in tempo reale su tutto quanto succede alla sua comunità, a cominciare dalle sue tre consorelle che “viaggiano” fra gli ottanta e novant’anni e ai tanti collaboratori laici. Là il problema numero uno, oggi, è dare da mangiare ai 40.000 profughi che sono accampati fuori dalla missione che si è posta come unico punto di riferimento di (barlume di) vita, di speranza, di futuro. “Impossibile aiutarli tutti”, afferma suor Laura con realismo mentre però tenta di smuovere mari e monti per raccogliere aiuti: “Non è facile, aggiunge, perché quella è una guerra dimenticata da tutti nonostante sia in atto un autentico genocidio. La nostra missione e l’ospedale tengono duro. Pensate che abbiamo salvato, grazie al reparto materno-infantile, 800 neonati e le loro madri. L’unico sostentamento diretto è dato dall’attuazione del progetto agricolo e dall’apertura del pozzo, tutti realizzati grazie al Rotary. Quella che stiamo vivendo è una lunga, terribile Quaresima, ma la Pasqua arriverà”.  

Suor Laura, in Etiopia dal 1993, ha vinto innumerevoli premi e riconoscimenti. E’ sostenuta, in particolare, dall’Associazione “Amici di Adwa” che ha sede a Cento. Oggi, mentre stendiamo queste note, la stupenda salesiana è a colloquio con il papa e non mancherà, ha osservato, di ricordargli il grande, convinto contributo offerto dai Rotary emiliano-romagnoli. “I poveri, ha detto ai soci collegati in Zoom, mi hanno restituito un’umanità che stavo perdendo. Mi hanno reso donna, madre e sorella. Mi hanno fatto capire quanto io, occidentale, ho ricevuto senza meriti, e che non mi devo mai lamentare”. Poi l’ammonizione e l’incitamento “a fare”: “Il male succede anche perché i buoni stanno zitti”. Infine l’augurio pasquale: “Nessuno obbliga a credere e ascoltare Cristo. Ma chi lo fa avrà in dono occhi di speranza e sarà costruttore di futuro. E la PASQUA ACCADRÀ davvero”. Alberto Lazzarini

MARTEDI’ 23/03/2021: “DANTE ALIGHIERI NEL VII CENTENARIO DELLA MORTE”

Serata organizzata dal Rotary Club San Giorgio di Piano.

Il presidente Giovanni Corona, dopo gli inni, ha salutato i presenti ed ha dato la parola all’assistente del governatore Michele Poccianti che ci ha illustrato l’iniziativa Rotary, partita dagli Stati Uniti,  che ha fornito il contributo per l’acquisto di 13 notebook all’Istituto Taddia di Cento e 10 ad una scuola di Comacchio. Giovanni Leporati ha letto il corposo curriculum del relatore della serata: il prof. Giorgio Gruppioni 

Giorgio Gruppioni è titolare della cattedra di Antropologia nella Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali dell'Università degli Studi di Bologna (Polo scientifico-didattico di Ravenna), sede presso la quale tiene i corsi di Antropologia, Paleontologia umana, Ecologia e dinamiche delle popolazioni umane e Laboratorio di Antropologia archeologica.

Ha al suo attivo circa 300 pubblicazioni scientifiche.

Il professore ha esordito ricordando che il 25 marzo è stato dichiarato Dante Di.  Il 25 marzo nel 1300 a Firenze era l’inizio del nuovo anno e di conseguenza l’inizio del secolo, anche se non tutti gli studiosi condividono questa data.

Il professore è poi passato a raccontarci, con molta perizia, la storia della vita di Dante. Il suo vero nome era Durante, abbreviato in Dante; l’abbreviazione dei nomi era già in uso ai suoi tempi.  Per la data di nascita si sa di preciso l’anno: il 1265, non il giorno, sappiamo solo che è nato sotto il segno dei Gemelli, quindi fra il 21 maggio ed il 21 giugno.  Sposò Gemma Donati, di una famiglia molto ricca e importante del tempo.  Il padre di Dante era Alighiero di Bellincione, banchiere che si era arricchito anche facendo l’usuraio.

Il cognome Alighieri deriva da Aldighieri, famiglia Ferrarese. Il trisavolo di Dante Cacciaguida, ricordato nella Divina Commedia, sposò una Aldighieri (una donna della val di Pado), proveniente da Ferrara, che volle dare il suo cognome ai discendenti  che così si chiamarono Alighieri e non Cacciaguida.

Un aspetto, non sempre ricordato di Dante, è il suo impegno politico, anche ad alti livelli.

A quei tempi c’era la lotta (una vera guerra) fra il partito dei Guelfi (favorevoli al Papa) ed i Ghibellini (favorevoli all’imperatore). Dante si schierò coi Guelfi e partecipò alla battaglia di Campaldino fra i Guelfi (prevalentemente fiorentini) e i Ghibellini (prevalentemente di Arezzo). Dante partecipò in prima fila come cavaliere. Fu una battaglia molto cruenta e vinsero i Guelfi.

Successivamente i Guelfi che governavano Firenze si divisero in due fazioni: i Bianchi sostenuti dalla famiglia dei Cerchi ed i Neri, sostenuti dalla famiglia dei Donati (quella della moglie di Dante).

Dante si schierò coi Bianchi, ma durante una sua missione a Roma, dal Papa, fu processato in contumacia e condannato all’esilio, ed al rogo se fosse rientrato a Firenze.

Da allora comincia la sua vita da esule, ed i suoi tentativi di tornare a Firenze non avranno mai successo.

Vagò fra varie corti dell’Italia settentrionale, si fermò a Verona dove diffuse per la prima volta la cantica dell’inferno e probabilmente compose il Purgatorio. Nel 1318 si trasferì a Ravenna ospite della famiglia dei Da Polenta, signori della città.

Lo raggiunsero anche i figli Jacopo e Pietro e la figlia Antonia. La figlia si fece suora col nome di suor Beatrice.

Dante a Ravenna concluse la sua opera: la Commedia. Verrà chiamata “Divina” solo più tardi dal Boccaccio.

Dante venne mandato  da  Guido Da Polenta  per una ambasceria a Venezia, con la quale Ravenna aveva dei conflitti per i commerci, soprattutto del sale.

Il viaggio avvenne via terra, nel mese di agosto e durò 3 giorni per l’andata ed altrettanti per il ritorno.

Tornò a Ravenna già febbricitante e l’ipotesi, abbastanza probabile, è che abbia contratto la malaria nell’attraversare le valli di Comacchio. Naturalmente non c’è la certezza scientifica di questo.

Nella notte fra il 13 ed il 14 settembre Dante morì, assistito dai figli.

Dante fu sepolto in un sarcofago di epoca  romana e posto sotto il portico della chiesa di S. Francesco.

Le ossa nei secoli subirono varie vicissitudini, furono nascoste dai frati del convento di S. Francesco per evitare che fossero portate a Firenze; poi ritrovate, furono nascoste di nuovo all’arrivo di Napoleone.  Da allora non si seppe più nulla, e furono ritrovate miracolosamente durante dei lavori di ristrutturazione nel 1865.

Oggi i resti si trovano nel tempietto costruito nel 1781. Subirono uno spostamento durante la seconda guerra mondiale e furono sepolti nel giardino vicino, per evitare che fossero danneggiati dai bombardamenti aerei.

L’ultima parte della relazione ha riguardato l’aspetto fisico di Dante. Esiste una descrizione fatta da Boccaccio, ma è postuma in quanto lui non l’ha mai potuto incontrare, era un bambino quando Dante è morto. I moltissimi ritratti di Dante ritrovati sono tutti posteriori alla sua morte.

Nel 1921, nel sesto centenario della morte, partendo dalle ossa un antropologo fece la ricostruzione del cranio dal quale si cercò di ricostruire il viso. La mandibola mancava e fu ricostruita.

Dal cranio si ricavarono le sembianze del viso.

Con le tecniche moderne, con l’ausilio delle tecnologie digitali, si è ora di nuovo ricostruito il volto che il professore ci ha mostrato. L’attendibilità e del’80-90%.

Concludendo Dante è stato un genio eccezionale con una cultura ed una memoria fuori dal comune, ma era anche un uomo con le sue passioni le sue vittorie e le sue sconfitte.

Tutti abbiamo seguito la piacevole ed interessante conferenza, ed abbiamo ringraziato il professore per la dotta relazione.  Primo Zannoni

Donazione dei Club dell'Area Estense