EVENTI DEL CLUB

8/10/2020: Paolo Martelli e la Banca Mondiale

Il Dopo Covid secondo Martelli

Lucida analisi al Club del dirigente della Banca Mondiale

Ce la farà la comunità internazionale a superare la grande prova rappresentata dal Covid? Ci sono buone probabilità, a patto che…

Sul tema, decisamente complesso, ha svolto una lucida ed apprezzata analisi di carattere economico e finanziario internazionale Paolo Martelli, un alto dirigente dell’International Finance Corporation (IFC), la Banca di Investimento per il settore privato del Gruppo Banca Mondiale, che ha parlato al nostro club di fronte ad una platea folta (danti anche i tempi) e interessata.

Presentato dal presidente Michele Montanari, il relatore (modenese ma da molti anni residente negli Stati Uniti) attualmente si occupa della gestione di operazioni riservate inerenti a investimenti in partecipazioni azionarie in vari Gruppi Finanziari Internazionali e da quest’anno è anche consigliere di amministrazione della Federal Credit Union dello Staff del Gruppo Banca Mondiale. La sua, pertanto, è una visione da un punto di osservazione privilegiato.

Dunque il coronavirus. Di guai, anche economici, ne ha provocati tanti, come è noto, ma alcuni settori ne hanno risentito meno o per nulla: ad esempio si è avvantaggiato chi ha investito nei metalli preziosi, nei titoli degli Stati più forti, nei comparti più avanzati dell’economia. Non tutte le zone del mondo registreranno analogo andamento: si prevedono tempi ancora bui per l’Est del mondo, mentre Usa ed Europa perderanno fra l’8 e il 10% del Pil (la ricchezza prodotta annualmente). Fra gli scenari possibili, Martelli ha escluso il ritorno allo status precedente al 2016, né è immaginabile ancorarsi alla situazione di oggi. Il futuro ha dunque nome “pragmatismo”: “si deve cooperare dove di può” e dall’odierno caos potranno (dovranno) nascere soluzioni innovative, come è sempre accaduto, ha osservato, nei tempi gravi della storia. La scommessa, in fondo, è proprio questa: essere capaci di intercettare il nuovo. I settori trainanti, ha affermato, saranno la sanità, l’agribusinss, la farmaceutica, le nuove tecnologie. Saranno tutti sostenuti dalla montagna di liquidità che sta piombando sui mercati (pensiamo al Recovery plan europeo di 900 miliardi).  Improvvisamente “Sono spariti tutti i detrattori”. Certo, non si andrà da nessuna parte, ha osservato, se vincerà “il separatismo”: “chi lo pensa vive in altre epoche”. Gli stessi Stati Uniti (leggi Trump) non devono tirare la corda più di tanto con la Cina perché il Paese asiatico detiene il 30% del loro debito: le basterebbe poco per metterli in ginocchio. Anche l’entità statale cambierà pelle assumendo un ruolo nuovo, più attivo: “La Federal Reserve ha acquistato titoli di aziende private”. Il tutto in un contesto che si preannuncia “di trincea” e per l’Italia potrà tradursi in un “nuovo Risorgimento” perché “abbiamo tutte le capacità, a cominciare dalle nostre imprese emiliano-romagnole e lombarde forti di grandi professionalità e filiere intere”. Infine c’è il sistema sociale e in particolare quello sanitario, che in Europa – ha detto Martelli – è nettamente migliore di quello Usa, costoso e penalizzante per le classi più povere. Anche là, però, c’è un ripensamento: se si perderanno milioni di posti di lavoro attraverso licenziamenti facili “sarà complicatissimo rimettere in piedi in sistema”. Di qui un’ipotesi di sacrificio parziale e proporzionale per tutti, dai dirigenti delle aziende ai lavoratori: stipendi tagliati ma posti di lavoro salvati. A proposito di soluzioni. Alberto Lazzarini