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05/05/2022: la questione demografica in Emilia Romagna

Come cambieranno la popolazione e le famiglie in Emilia-Romagna

Relatori Gianluigi Bovini e Franco Chiarini.

Entrambi laureati in Scienze Statistiche e Demografiche all’Università di Bologna, con incarichi dirigenziali nell’area Programmazione Controlli e Statistiche del Comune di Bologna.

L’argomento della serata è stato di grande interesse: l’andamento demografico nella nostra Regione nei prossimi decenni.

Presenti alla serata la vicesindaca di Cento Vanina Picariello ed il sindaco di Pieve di Cento Luca Borsari

I relatori sono partiti dalle analisi dell’ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica) che definisce “inverno demografico” la situazione della popolazione in Italia. Un numero di decessi molto superiore al numero delle nascite; sarebbe come in una azienda dove i costi superano abbondantemente i ricavi! 

I relatori hanno estrapolato dai dati nazionali quelli relativi alla nostra regione.

Ha iniziato la relazione il dott. Franco Chiarini che ha mostrato innumerevoli mappe della Regione con evidenziate tramite colori le varie zone.  I colori rappresentano le differenze fra i vari dati demografici riferentesi agli anni dal 2015 al 2019.   Risulta subito evidente una zona “forte” lungo l’asse della via Emilia che comprende il 44% del territorio ma dove vive quasi l’80% della popolazione regionale.

Le zone meno popolate sono in genere quelle della montagna, ma anche la zona del basso ferrarese, dal capoluogo al mare.

Nei 5 anni considerati, questo fenomeno si è rafforzato.

In Emilia-Romagna ogni 100 decessi nascono 66 bambini, con casi nell’Appennino di sole 38 nascite ogni 100 decessi. Il movimento migratorio ha compensato questo deficit, ma non in modo omogeneo su tutti i comuni; di più nella zona forte, meno nelle altre.

Anche i dati divisi per età evidenziano che le popolazioni più anziane sono percentualmente maggiori nelle zone più marginali, al solito la montagna, soprattutto fra Piacenza e Parma, ed il ferrarese.  Partendo dai dati attuali si vede che fra 15 anni per 100 persone che usciranno dal mondo del lavoro ne entreranno solo 61.

Il dottor Gianluigi Bovini, ha proseguito la relazione ed ha mostrato le previsioni dei prossimi anni partendo sempre dai dati ISTAT.   Ha precisato che le previsioni sulla demografia, a meno di eventi catastrofici, sono stabili perché, a differenza dell’economia (sottoposta a variazioni più imprevedibili), nascite, morti e immigrazioni sono facilmente tracciabili.

L’ ISTAT per i prossimi 10 anni prevede in Emilia-Romagna una popolazione sostanzialmente costante (con un piccolissimo aumento) a differenza delle altre regioni italiane che sono previste tutte in calo.

Sono previsti cali molto forti soprattutto nel mezzogiorno. Questo calo, oltre alla diminuzione delle nascite, è dovuto anche al flusso migratorio dei giovani dal sud verso il nord.

Nella nostra Regione, passato lo shock della pandemia, che ha causato quasi 10.000 morti in più nel 2020, il rapporto fra nati e morti dovrebbe stabilizzarsi e la notizia positiva è che la durata della vita in Italia, ed in particolare nella nostra regione, è la più alta al mondo assieme al Giappone.

L’Emilia-Romagna rimane attrattiva per l’immigrazione compensando così la differenza fra nascite e morti, ma diminuirà l’immigrazione interna dal sud Italia, perché diminuirà il bacino di giovani meridionali, ed è prevista invece in aumento quella dall’estero.

La tendenza per i prossimi 10 anni è una diminuzione importante di bambini, ed un aumento consistente di anziani. Ci sarà anche una diminuzione di adulti in età lavorativa, non compensata sufficientemente dall’immigrazione.

Nel 2030 in tutta la Regione avremo mediamente 250 anziani ogni 100 bambini. Questo valore è già presente ora per le zone montane e per la provincia di Ferrara!   Per la provincia di Ferrara (escluso per la zona di Cento) è previsto un calo di popolazione addirittura del 7-8% in 10 anni.

L’Istat ha previsto pure la tendenza fino al 2070. E’ previsto un crollo demografico nel mezzogiorno. Secondo l’Istat potrebbe avere 7 milioni di abitanti in meno. L'Italia nel suo complesso potrebbe passare da 60 milioni di abitanti attuali a 46 milioni. Le regioni che reggerebbero di più sarebbero l’Emilia-Romagna e la Lombardia.

Notizia positiva: la vita media arriverebbe per gli uomini a 86 anni e per le donne a 89.

Sono numeri importanti che pongono molti problemi soprattutto alle istituzioni che si troveranno ad affrontare queste realtà.

E’ seguito un vivace ed interessante dibattito; su come si potranno affrontare questi cambiamenti epocali, sull’impatto che potrà avere l’automazione nell’industria e la rivoluzione digitale nella vita di tutti. Primo Zannoni

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