EVENTI DEL CLUB

10/06/2026: Prof. Roberto CORINALDESI, com’era bello sposarsi

Il Prof. Corinaldesi, già professore ordinario di Medicina Interna all'Università di Bologna e direttore del Dipartimento di Medicina Interna e Gastroenterologia del Policlinico Sant'Orsola è appassionato di storia di Bologna e ci ha anticipato il contenuto del suo nuovo libro: Com'era bello sposarsi. Il libro racconta usi e costumi delle coppie di fine 800 e inizio 900 nella pianura bolognese.

Per prima cosa ha voluto individuare qual'è la limitazione storica della provincia bolognese che ha raccontato nel libro. Comprendeva Castelfranco Emilia (ora modenese), e anche Pieve di Cento e Cento, ma non Imola tipicamente romagnola. In pratica il territorio corrisponde all'Archidiocesi bolognese. Nei primi del 900 la maggioranza della popolazione non viveva in città o nei paesi, ma viveva sparsa nelle campagne; la maggior parte erano mezzadri od affittuari. Bisogna pure considerare come è diminuito oggi il numero di matrimoni; con la popolazione che è raddoppiata, il numero di matrimoni si è dimezzato ed inoltre l'età media è considerevolmente aumentata. Sono inoltre aumentati i matrimoni civili rispetto ai matrimoni religiosi. In pratica ci si sposa sempre meno e sempre più  tardi.   Fatte queste premesse, il Professore ha cominciato a raccontare la storia immaginaria di due giovani del tempo, chiamati Maria e Antonio, in maniera particolareggiata e coinvolgente.  Maria ha come scopo principale trovare un marito, a quei tempi guai rimanere zitelle! Per le ragazze era comune fare varie scaramanzie, c’erano filastrocche e divinazioni. Si buttava una ciabatta dalla finestra e da come cadeva si indovinava se il matrimonio era prossimo o lontano, oppure si chiedeva alle carte. Un bel giorno poi avviene l'incontro con un bel giovanotto all'uscita della chiesa, che le chiede: posso parlarti? Significa che è interessato a conoscerla.  Poi l'accompagna fino a casa tenendosi a debita distanza. Questo comportamento si poteva ripetere più volte e veniva chiamato “fare la carriola”.  Altri ragazzi possono fare la stessa richiesta e sarà Maria a fare la sua scelta. Quando Maria ha deciso dice: “ci vediamo”, e dona ad Antonio un mazzolino di viole. Da questo momento i due giovani possono parlarsi, i genitori di Maria fanno le loro valutazioni e poi Antonio si presenta al padre di Maria. Antonio può presentarsi a casa di Maria solo nei giorni giusti: il martedì, il giovedì, il sabato e la domenica. Il primo dono che Antonio fa a Maria è la rocca da filare (da qui nasce il nome filarino). L'anello è un oggetto troppo costoso per i contadini del tempo. La rocca naturalmente veniva intarsiata, decorata, con cuori ecc.. Nel frattempo c'erano varie consuetudini per prevedere il futuro del matrimonio, si usavano erbe, spighe fiori e filastrocche. Dopo alcuni mesi Antonio fa la richiesta ufficiale al padre di Maria il cosiddetto “patto”. Era presente anche l'intermediario che garantiva le capacità dello sposo e la dote della sposa. A questo punto il fidanzamento era ufficiale e Antonio donava a Maria un anellino. Era compito dello sposo procurare le fedi nuziali, le scarpe della sposa, una collana di granate e qualche arredo della casa. La sposa doveva portare il corredo, biancheria personale, rotoli di tela di canapa, materassi ed altro. Da questo momento Antonio può andare ogni sera a casa della fidanzata; non dovrebbero mai essere lasciati da soli, ma come guardia poteva essere anche un fratellino facilmente corruttibile od una zia anziana che si addormentava! Giungeva il momento di programmare il matrimonio, normalmente si faceva di domenica. I futuri sposi, accompagnati dai parenti stretti si recavano dal curato per avere il consenso. Veniva esposta per tre settimane, fuori dalla chiesa, la comunicazione coi nomi dei futuri sposi.  Arriva il giorno delle nozze. Lo sposo si reca in chiesa per primo. la sposa viene portata davanti alla chiesa su un carro trainato da un bue o un cavallo, esclusivamente bianchi. Dopo la cerimonia si recano tutti al banchetto nuziale a casa della sposa. I posti a tavola erano disposti in modo rigoroso. A capotavola gli sposi, con la sposa sulla destra, poi il padre, i suoceri i testimoni e via via gli altri parenti. Per i bambini c'erano i tavoli a parte. Il menu era il più ricco possibile, con antipasti, poi i tortellini, le lasagne. Dai paesi vicini venivano i suonatori, strumento tipico che non mancava mai era la fisarmonica. Si facevano balli di coppia, ma non mancavano anche balli staccati, diversi da paese a paese. Il pranzo andava avanti, arrivavano i bolliti ed a seguire gli arrosti. C'era l'intervallo per le zirudelle ed infine c'era la torta che veniva tagliata solo dalla sposa, tipicamente era una specie di torre di croccante vuota all'interno dove veniva messo all'ultimo momento un passero che poi prendeva il volo e dalla sua direzione si prevedevano degli auspici. C'erano anche altri dolci, con i tipici zuccherini che venivano offerti invece dei moderni confetti. Dopo un po' di riposo ci si trasferiva a casa dello sposo. La suocera accoglieva la nuova sposa in modo simbolico con le chiavi e il pane. Per terra c’era una vecchia scopa che la sposa doveva raccogliere. La frase tipica di benvenuta era: “entrate pure sposa, quante più siamo meno lavoriamo!”. Dopo otto giorni c'era una tradizione importante, Maria si recava alla casa paterna per prendere il “Voi”. Ovvero sua mamma che l'aveva sempre chiamata col tu per la prima volta le da del voi, riconoscendola come donna sposata e futura madre.   Poi nel racconto nasce il primogenito, naturalmente i figli si partorivano in casa, con l’aiuto della levatrice e delle altre donne di famiglia.  Se per prima nasceva una femmina non era un problema, ci sarebbero state altre nascite. Sull'ombelico del neonato veniva messa una monetina di rame, che era una usanza antica, ma il rame aveva anche un effetto disinfettante. Cosa sorprendente, al neonato, prima del latte, veniva dato un cucchiaino di mela cotta, che si pensava servisse per l'intelligenza. Poi successivamente c’era il battesimo. I doni agli sposi non si portavano al matrimonio, ma al battesimo. Antonio e Maria avranno altri figli, a quei tempi c'era bisogno di molte braccia e la mortalità infantile era alta. Gli anni passano, il mondo cambia e Antonio e Maria invecchiano insieme.

Il racconto è stato come un bel romanzo ed è stato accompagnato da un video con tante bellissime immagini. Ai presenti è molto piaciuto. Ora non ci resta che attendere l’uscita del libro!  Primo Zannoni

20/05/2026: Premio Ludergnani

Nella splendida cornice di Villa Chiarelli si è tenuta una conviviale dal sapore particolare. Alla presenza del Governatore Guido Abbate, dell’assistente Carlo Mayr, del past governatore Maurizio Marcialis, di Gianluigi Pagani, delegato ufficio stampa del Distretto, di Mimma Zarri, dei rappresentanti della famiglia Ludergnani ha avuto luogo una articolata conviviale.

In questa occasione speciale è stato accolto nel Club un nuovo socio, presentato da Claudia Balboni: il dottor Renato Ghisellini, figlio del nostro caro socio Dino, recentemente scomparso. Un affettuoso saluto è andato alla signora Gianna, mamma di Renato e moglie di Dino, che non ha potuto presenziare.

Il Governatore ha spillato Renato dandogli un caloroso benvenuto nella famiglia Rotariana. La famiglia Ludergnani, rappresentata da Matteo e Ruggero, figli del compianto socio Marcello, insieme alla Università di Ferrara e al Rotary hanno consegnato il premio Ludergnani agli autori di tre tesi di laurea in Biotecnologie Agrarie per la Filiera Agro-Alimentare. In assenza di Carla, reduce da un problema di salute positivamente superato e salutata con affetto dai presenti, il figlio Matteo ha ricordato brevemente il padre Marcello, bella figura di rotariano e imprenditore, cui il premio ormai da una ventina di anni è dedicato. I premi sono assegnati a tre tesi di laurea di particolare interesse scientifico, discusse presso l’Università degli Studi di Ferrara, che rientrano negli ambiti di attività e nelle sensibilità professionali del compianto Marcello. Il prof. Bartolini, Professore Associato in Economia Agraria ed Estimo Rurale presso Unife e Delegato alla sostenibilità,  ha poi introdotto i lavori svolti, illustrati da Francesca Ruozzi ( “Analisi dell’effetto di biostimolanti microbici su colture orticole tipiche di suoli sabbiosi del delta Emiliano”) e Flavia Trupia (“Espressione eterologa e caratterizzazione funzionale della prolina deidrogenasi di riso”) presenti alla serata, mentre un terzo lavoro (“Caratterizzazione della composizione chimico bromatologica del granchio Blu”) è stato descritto tramite la proiezione di un video realizzato dall’autore dello studio Francesco Mazzotta, assente per motivi di lavoro.   Argomenti di notevole interesse pratico e con temi di grande attinenza alle problematiche del nostro territorio.

È stata poi la volta della presentazione della ristampa del volume “La mia strada verso il Rotary” di Paul Harris, tradotto per volere di Franco Zarri nel 1993. Il Governatore, nel suo intervento, ha sottolineato come in questo volume Paul Harris non si limita a tracciare la cronistoria di una istituzione globale ma svela l’anima stessa del Rotary.   “Rileggere oggi questo libro significa riscoprire la forza di un’idea che ha attraversato crisi, guerre, trasformazioni sociali, mantenendo intatto il suo nucleo: l’amicizia come motore del servizio”, così scrive il Governatore nella prefazione alla ristampa, curata e rivista dalla traduttrice Mara Pradelli e presentata in rinnovata veste grafica.

Mimma Lazzari Zarri ha impreziosito la serata con l’accorato racconto di alcuni episodi della vita del marito Franco, grande interprete dei valori più belli e autentici del Rotary.  Il Rotary è anche e soprattutto incontro e scambio di idee, è credere nelle nuove generazioni, educare le persone ad essere cittadini del mondo. In omaggio a questa filosofia, in chiusura della serata abbiamo avuto la possibilità di ascoltare le testimonianze di due ragazze partecipanti all’iniziativa di scambio giovani e delle relative famiglie ospitanti: Ana Laura ospitata da Oliva e Carlo Malaguti e Mailen ospite della famiglia della sig.ra Anna Guaraldi. Le ragazze hanno descritto con entusiasmo la loro esperienza che influirà grandemente sulla loro formazione e sulla loro vita. Nuove amicizie e contatti e approfondimento della cultura di altri Paesi sono una dote che resterà tutta la vita e un contributo importante alla comprensione e al dialogo fra i popoli. Infine la sig.ra Guaraldi, nella veste di ospitante di Mailen, e mamma di una ragazza ora ospite in Argentina, ha sottolineato la unicità e ricchezza di queste iniziative patrocinate dal Rotary.

I saluti e i ringraziamenti del presidente Luca Bergonzini agli intervenuti hanno chiuso in perfetto orario, nonostante la fitta agenda, una serata straordinariamente ricca. Giovanni Malaguti

14/05/2026: protocollo bullismo

Bullismo e prevenzione

Un’interessante tavola rotonda al Rotary di Cento – Il Protocollo del Comune – Come la pensano i giovanissimi in un sondaggio

Il bullismo è un fenomeno di antica data ma non per questo può essere sottovalutato. E allora le istituzioni cercano di combatterlo, ad esempio coordinandosi e mettendo in atto molteplici azioni a contrasto, con la chiara consapevolezza che la repressione non basta. È il caso del Comune di Cento che un anno fa sottoscrisse un protocollo di lotta al bullismo. Come stanno andando le cose? Ne hanno parlato, nel corso di una interessante quanto utile tavola rotonda al nostro club, coordinata dal presidente Luca Bergonzini, quattro protagonisti del progetto: l’assessore (e medico del SS. Annunziata) nostro socio Mario Pedaci, il comandante della polizia locale di Cento Fabrizio Balderi, Stefania Crocitti del dipartimento giuridico dell’Università di Bologna e Alessandro Mazzini dell’Associazione Strade.

Le quattro citate realtà associative istituzionali, ha sottolineato in apertura Pedaci (“padre” del Protocollo) , costituiscono il “tavolo” al quale giungono le segnalazioni dei casi di bullismo nella zona. Nel frattempo, ha aggiunto, occorre comprendere più a fondo il fenomeno per contrastarlo adeguatamente. In che modo? Anzitutto sentendo i ragazzi stessi. Di qui il significativo questionario somministrato a 1.259 studenti (un altissimo numero) di età compresa fra i 13 e i 17 anni, cioè coloro che frequentano l’ultimo anno delle medie e i primi corsi delle superiori. Più specificamente il progetto afferisce a “percorsi di educazione legata alla responsabilità della scelta personale e nel gruppo classe”.  La principale “indagata” è stata (giustamente) la relazione: con gli amici, i professori, il padre e la madre. Le parole guida sollecitate erano: fiducia (vince la mamma, e chi sennò?), responsabilità (i professori), rispetto (fra gli stessi ragazzi) ma anche conflitto (non troppo forte ed equamente ripartito fra genitori e docenti) come del resto il controllo, stringente sì ma non troppo, in fin dei conti. La condivisione è poi un valore tipicamente orizzontale, vissuto fra i giovani. La comprensione è invece cercata dai ragazzi in tutti ma principalmente, ancora, nella mamma.  Ma dove si incontrano, oggi, queste nuove generazioni? Per il sondaggio: negli spazi pubblici (parchi e piazze), ma anche nei centri commerciali oppure nei locali, infine a casa per … per chiacchierare, per “fare cose divertenti”, bere e mangiare o per ascoltare musica. Avvicinandosi al tema scottante del bullismo e dintorni, poco più della metà dichiara di non aver mai ricevuto atti di devianza ma il 20% almeno in un caso ne è stato vittima mentre un quarto degli intervistati dichiara di aver ricevuto due o più atti di devianza. Di che tipo? Furti, offese soprattutto a mezzo social, oppure minacce e addirittura violenze. Sullo sfondo appare evidente una richiesta, forse sorda, di ascolto, di maggiore coinvolgimento e comprensione da parte di un mondo, quello degli adulti, che, oggettivamente, è lontano mille miglia dal loro. Le generazioni, nel frattempo, vanno tanto veloci che si capiscono poco fra loro anche che se molto vicine. Quanto al futuro, pare che questi ragazzi abbiano i piedi piantati nella (grigia?) realtà odierna, senza grandi voli pindarici: il lavoro cui aspirano è quasi sempre tradizionale: medico o professionista, operaio. Meno di quanto ci si potrebbe aspettare sono le aspirazioni di diventare uno sportivo di grido o un cantante di successo e tanto meno l’influencer. Pochi sogni nei loro cassetti? Difficile giudicare. In ogni caso torna in campo la necessità dell’ascolto “per capire e per prevenire fenomeni ben più gravi di devianza”, ha commentato la Crocitti aggiungendo che a Cento, come del resto in Emilia-Romagna “non operano baby gang”. La polizia locale, ha ricordato il comandante Balderi, ha effettuato in un paio d’anni 826 servizi di controllo nelle zone più calde a cominciare dall’autostazione. Importante, infine, il ruolo delle associazioni di volontariato come Strade che opera con i giovani attraverso propri educatori. Va da sè che fra le agenzie educative la più importante permane la famiglia ma – è noto -  “è sempre più difficile fare i genitori”. In ogni caso è assolutamente fondamentale, indispensabile, la testimonianza genitoriale. Il problema, comunque, non lo si può affrontare se non tutti insieme e facendo riferimenti ai valori, quelli veri. Alberto Lazzarini