Il Prof. Corinaldesi, già professore ordinario di Medicina Interna all'Università di Bologna e direttore del Dipartimento di Medicina Interna e Gastroenterologia del Policlinico Sant'Orsola è appassionato di storia di Bologna e ci ha anticipato il contenuto del suo nuovo libro: Com'era bello sposarsi. Il libro racconta usi e costumi delle coppie di fine 800 e inizio 900 nella pianura bolognese.
Per prima cosa ha voluto individuare qual'è la limitazione storica della provincia bolognese che ha raccontato nel libro. Comprendeva Castelfranco Emilia (ora modenese), e anche Pieve di Cento e Cento, ma non Imola tipicamente romagnola. In pratica il territorio corrisponde all'Archidiocesi bolognese. Nei primi del 900 la maggioranza della popolazione non viveva in città o nei paesi, ma viveva sparsa nelle campagne; la maggior parte erano mezzadri od affittuari. Bisogna pure considerare come è diminuito oggi il numero di matrimoni; con la popolazione che è raddoppiata, il numero di matrimoni si è dimezzato ed inoltre l'età media è considerevolmente aumentata. Sono inoltre aumentati i matrimoni civili rispetto ai matrimoni religiosi. In pratica ci si sposa sempre meno e sempre più tardi. Fatte queste premesse, il Professore ha cominciato a raccontare la storia immaginaria di due giovani del tempo, chiamati Maria e Antonio, in maniera particolareggiata e coinvolgente. Maria ha come scopo principale trovare un marito, a quei tempi guai rimanere zitelle! Per le ragazze era comune fare varie scaramanzie, c’erano filastrocche e divinazioni. Si buttava una ciabatta dalla finestra e da come cadeva si indovinava se il matrimonio era prossimo o lontano, oppure si chiedeva alle carte. Un bel giorno poi avviene l'incontro con un bel giovanotto all'uscita della chiesa, che le chiede: posso parlarti? Significa che è interessato a conoscerla. Poi l'accompagna fino a casa tenendosi a debita distanza. Questo comportamento si poteva ripetere più volte e veniva chiamato “fare la carriola”. Altri ragazzi possono fare la stessa richiesta e sarà Maria a fare la sua scelta. Quando Maria ha deciso dice: “ci vediamo”, e dona ad Antonio un mazzolino di viole. Da questo momento i due giovani possono parlarsi, i genitori di Maria fanno le loro valutazioni e poi Antonio si presenta al padre di Maria. Antonio può presentarsi a casa di Maria solo nei giorni giusti: il martedì, il giovedì, il sabato e la domenica. Il primo dono che Antonio fa a Maria è la rocca da filare (da qui nasce il nome filarino). L'anello è un oggetto troppo costoso per i contadini del tempo. La rocca naturalmente veniva intarsiata, decorata, con cuori ecc.. Nel frattempo c'erano varie consuetudini per prevedere il futuro del matrimonio, si usavano erbe, spighe fiori e filastrocche. Dopo alcuni mesi Antonio fa la richiesta ufficiale al padre di Maria il cosiddetto “patto”. Era presente anche l'intermediario che garantiva le capacità dello sposo e la dote della sposa. A questo punto il fidanzamento era ufficiale e Antonio donava a Maria un anellino. Era compito dello sposo procurare le fedi nuziali, le scarpe della sposa, una collana di granate e qualche arredo della casa. La sposa doveva portare il corredo, biancheria personale, rotoli di tela di canapa, materassi ed altro. Da questo momento Antonio può andare ogni sera a casa della fidanzata; non dovrebbero mai essere lasciati da soli, ma come guardia poteva essere anche un fratellino facilmente corruttibile od una zia anziana che si addormentava! Giungeva il momento di programmare il matrimonio, normalmente si faceva di domenica. I futuri sposi, accompagnati dai parenti stretti si recavano dal curato per avere il consenso. Veniva esposta per tre settimane, fuori dalla chiesa, la comunicazione coi nomi dei futuri sposi. Arriva il giorno delle nozze. Lo sposo si reca in chiesa per primo. la sposa viene portata davanti alla chiesa su un carro trainato da un bue o un cavallo, esclusivamente bianchi. Dopo la cerimonia si recano tutti al banchetto nuziale a casa della sposa. I posti a tavola erano disposti in modo rigoroso. A capotavola gli sposi, con la sposa sulla destra, poi il padre, i suoceri i testimoni e via via gli altri parenti. Per i bambini c'erano i tavoli a parte. Il menu era il più ricco possibile, con antipasti, poi i tortellini, le lasagne. Dai paesi vicini venivano i suonatori, strumento tipico che non mancava mai era la fisarmonica. Si facevano balli di coppia, ma non mancavano anche balli staccati, diversi da paese a paese. Il pranzo andava avanti, arrivavano i bolliti ed a seguire gli arrosti. C'era l'intervallo per le zirudelle ed infine c'era la torta che veniva tagliata solo dalla sposa, tipicamente era una specie di torre di croccante vuota all'interno dove veniva messo all'ultimo momento un passero che poi prendeva il volo e dalla sua direzione si prevedevano degli auspici. C'erano anche altri dolci, con i tipici zuccherini che venivano offerti invece dei moderni confetti. Dopo un po' di riposo ci si trasferiva a casa dello sposo. La suocera accoglieva la nuova sposa in modo simbolico con le chiavi e il pane. Per terra c’era una vecchia scopa che la sposa doveva raccogliere. La frase tipica di benvenuta era: “entrate pure sposa, quante più siamo meno lavoriamo!”. Dopo otto giorni c'era una tradizione importante, Maria si recava alla casa paterna per prendere il “Voi”. Ovvero sua mamma che l'aveva sempre chiamata col tu per la prima volta le da del voi, riconoscendola come donna sposata e futura madre. Poi nel racconto nasce il primogenito, naturalmente i figli si partorivano in casa, con l’aiuto della levatrice e delle altre donne di famiglia. Se per prima nasceva una femmina non era un problema, ci sarebbero state altre nascite. Sull'ombelico del neonato veniva messa una monetina di rame, che era una usanza antica, ma il rame aveva anche un effetto disinfettante. Cosa sorprendente, al neonato, prima del latte, veniva dato un cucchiaino di mela cotta, che si pensava servisse per l'intelligenza. Poi successivamente c’era il battesimo. I doni agli sposi non si portavano al matrimonio, ma al battesimo. Antonio e Maria avranno altri figli, a quei tempi c'era bisogno di molte braccia e la mortalità infantile era alta. Gli anni passano, il mondo cambia e Antonio e Maria invecchiano insieme.
Il racconto è stato come un bel romanzo ed è stato accompagnato da un video con tante bellissime immagini. Ai presenti è molto piaciuto. Ora non ci resta che attendere l’uscita del libro! Primo Zannoni