Praticamente un ritorno a casa, sia pure solo di qualche ora. Alessandro Barban, 59 anni, ferrarese, priore generale dei Camaldolesi, è stato nostro ospite Giovedì 19/01 dove ha tenuto un’applaudita conversazione sugli obiettivi della vita monastica e più in generale sulla situazione della società odierna e sulla vita della Chiesa. Barban ha frequentato il Liceo “Ariosto” di Ferrara e poi si è laureato in storia a Bologna. E’ entrato nella comunità di Camaldoli nel 1982 divenendo monaco nel 1989 e sacerdote l’anno dopo. Priore dell’importante monastero di Fonte Avellana nelle Marche per molti anni, è stato nominato capo generale della Congregazione nel 2011. Invitato dal presidente del nostro club Maurizio Dinelli (da anni con Loretta e gli amici frequenta l’eremo aretino), Barban ha messo in fila le tante difficoltà e le contraddizioni che caratterizzano la società odierna dove la diseguaglianza è palpabile. Siamo dunque “confusi e depressi” ma cosa possiamo fare per invertire il negativo trend? Anzitutto, ha detto, facendo riferimento al Vangelo, ben consapevoli, ha aggiunto, che questo “E’ un momento di passaggio; un intero mondo sta finendo” ma non riusciamo ancora a intravvedere in cosa consiste il futuro prossimo. Tanto più che non ci stanno aiutando la filosofia e le lettere per la costruzione di un pensiero nuovo. Anche la Chiesa ha naturalmente i suoi problemi, ha ammesso il Dom: bisogna ad esempio “ripensare” alle parrocchie e recuperare il contatto con la gente a cominciare dai giovanissimi ai quali occorre offrire risposte vere interpretando il cambiamento in atto. “Per fortuna c’è papa Francesco”.
Dalla vita monastica si possono assumere valori importanti come “il silenzio”, autentica contrapposizione a una società rumorosa in tutti i sensi. Esso aiuta l’ascolto di sé stessi e degli altri. Il convento consente anche un approfondimento della lettura dunque della comprensione e dell’interpretazione del mondo favorendo così il dialogo e la relazione che sono fondamentali in un quadro di comunità e di fraternità; sono valori, questi, strettamente legati alla reciprocità, all’alterità, al rispetto e all’accoglienza. Naturalmente il convento contempla anche la preghiera e la meditazione.
Sollecitato da molte domande di soci ed ospiti, Barban ha anche parlato del senso della vita, legato “semplicemente” alla capacità di ciascuno di amare. La morte, ha concluso, è “una grande porta” oltre la quale si può camminare con Dio, un Dio misericordioso”. Alberto Lazzarini